Ci sono periodi in cui la vita sembra scorrere senza troppi ostacoli. E poi ce ne sono altri in cui tutto si inceppa.
La vita è fatta di alti e bassi. C’è chi attraversa più facilmente le difficoltà e chi, invece, incontra ostacoli più duri. Eppure, se ti fermi un momento a guardare indietro, ti accorgi che molte delle prove che allora sembravano insormontabili le hai superate.
Anzi, dopo averle attraversate, ti è persino capitato di aiutare qualcun altro. Hai dato consigli, condiviso ciò che avevi imparato, indicato possibili strade. Non perché fossi migliore, ma perché eri già passato da lì.
In quei momenti ti sembrava di avere conquistato un gradino in più. Ti sentivi più stabile, più consapevole. Pensavi che certe fragilità appartenessero ormai al passato.
Poi arriva un momento in cui tutto cambia.
Quando non riesci più ad affrontare quello che ti succede
Ci sono esperienze che mettono in crisi l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi.
Non è solo la paura di stare male. È la paura di non riconoscersi più.
Quando senti di non riuscire ad affrontare ciò che ti sta accadendo, cominci a controllare tutto. O almeno ci provi. Perfino ciò che, per sua natura, non può essere controllato.
Cerchi soluzioni ovunque. Leggi, studi, chiedi, pensi. Ma, allo stesso tempo, fai fatica a fidarti davvero di qualcuno.
E così ti senti sempre più solo.
È come cercare di tappare con le mani una falla da cui entra acqua. Ne chiudi una e subito se ne apre un’altra. Poi un’altra ancora. Fino a quando ti accorgi che l’acqua continua a salire e tu non riesci più a fermarla.
Gli altri sembrano stare bene. E tu no.
Ed è proprio in quel momento che succede qualcosa di doloroso.
Intorno a te sembra che tutti riescano a fare ciò che, per te, è diventato impossibile.
Non l’anno scorso.
Non il prossimo anno.
Adesso.
Li ascolti raccontare di quanto stanno bene con se stessi, di come abbiano finalmente superato quel problema, trovato un equilibrio, raggiunto un obiettivo.
Magari anche loro stanno faticando, ma tu non riesci più a vederlo.
Tu sei nel mezzo della tua alluvione e loro ti sembrano sulla riva, asciutti.
Allora sorridi. O almeno ci provi.
Cerchi di nascondere quello che stai vivendo, perché ti vergogni. Dopo tutta la strada fatta, proprio adesso ti sembra di essere tornato indietro.
Il corpo non risponde come vorresti.
L’umore cambia continuamente.
La mente è confusa.
Le emozioni sono immobili, come intrappolate in una palude.
Cerchi perfino la rabbia, ma non la trovi. C’è solo melma.
La nebbia rende tutto indistinguibile. Non riesci più a riconoscere la gioia, il piacere, il desiderio.
L’invidia di chi sembra avercela fatta
Ed ecco comparire una sensazione di cui quasi nessuno parla.
L’invidia.
Non quella cattiva.
Quella che nasce quando ti sei perso e gli altri sembrano avere trovato la strada.
È un’emozione difficile da ammettere. Fa sentire in colpa.
Ma è anche profondamente umana.
Accanto all’invidia arriva lo sconforto. La paura di non uscirne più. O, forse, di non avere più la forza di fare tutta quella fatica ancora una volta.
Le persone come specchi
Ed è qui che cambia prospettiva.
Forse la vita continua a metterti davanti proprio quelle persone perché funzionano come specchi.
Non per umiliarti.
Non per ricordarti ciò che non sei.
Ma per mostrarti ciò che sei già stato.
Quelle persone, oggi, rappresentano il te di qualche tempo fa.
Sono la dimostrazione vivente che una parte della strada esiste davvero.
Certo, nello stesso momento diventano anche il riflesso di tutto ciò che senti di avere perso. Ed è per questo che fanno male.
Ma ogni specchio ha due facce. Una riflette la distanza.
L’altra riflette la possibilità.
Respiri.
E forse il primo passo non è tornare quello di prima.
È smettere di condannarti per il fatto di essere, oggi, nel punto più difficile del cammino.
Perché anche questo, prima o poi, diventerà un tratto della tua storia. E un giorno, senza accorgertene, sarà proprio quella storia ad aiutare qualcun altro.
Quando lo specchio fa male
In psicoterapia succede spesso una cosa importante: ci accorgiamo che ciò che ci ferisce negli altri non parla soltanto degli altri. Parla di noi. Delle nostre paure, delle aspettative che abbiamo costruito, delle parti che stiamo cercando di proteggere o che abbiamo lasciato indietro.
Questo non significa che tutto dipenda da noi o che ciò che viviamo sia “colpa nostra”. Significa, piuttosto, che ogni crisi può diventare un’occasione per conoscerci più a fondo.
A volte lo specchio che ci mette più a disagio è anche quello che, con il tempo, ci permette di vedere più chiaramente chi siamo e di riprendere il cammino con una consapevolezza diversa.