Spesso, quando parliamo di benessere psicologico, rivolgiamo l’attenzione esclusivamente ai nostri pensieri o alle nostre emozioni. Tuttavia, esiste una parte del nostro corpo che custodisce la nostra energia vitale, la nostra capacità di sentire piacere e, soprattutto, la nostra capacità di restare ancorati alla realtà: il pavimento pelvico.
In analisi bioenergetica, questa regione non è solo un insieme di muscoli e legamenti, ma è il fondamento stesso della nostra identità. Come psicoterapeuta, incontro spesso persone che, sotto il peso dello stress e delle performance quotidiane, hanno perso il contatto con questa base, finendo per vivere esclusivamente “nella testa“.
Che cos’è il pavimento pelvico e perché riguarda la nostra mente?
Sebbene il termine possa suonare clinico o distante, il pavimento pelvico è il fulcro del nostro bacino. Alexander Lowen, padre della bioenergetica, lo considerava un elemento essenziale per il radicamento a terra e per la libera espressione delle emozioni.
Il pavimento pelvico è essenzialmente un “tappeto elastico muscolare” che deve saper fare due cose opposte e fondamentali: tenere e lasciar andare.
Se è troppo contratto, può essere il segno di tensioni croniche, paure trattenute o di un bisogno di controllo eccessivo che ci impedisce di rilassarci davvero. Se invece è poco vitale, potremmo sentirci privi di slancio, scollegati dalle nostre sensazioni più profonde e dalla gioia di godere pienamente del nostro corpo.
Il grounding: mettere le radici nel qui e ora
È proprio in questo gioco di equilibri che si inserisce il grounding, ovvero la capacità di “connettersi al suolo”. In questa prospettiva, il pavimento pelvico agisce come un vero e proprio ponte: è lo snodo vitale che permette alle nostre tensioni e alle nostre emozioni di fluire verso il basso, trasformando la rigidità in radicamento.
Il grounding, infatti, non riguarda solo il contatto dei piedi con la superficie: è un flusso di vitalità che attraversa tutto il corpo, dalla testa alla base del bacino, fino a terra.
Conoscere e praticare le tecniche di grounding significa infatti entrare in contatto con la propria realtà interiore anche attraverso un pavimento pelvico flessibile e “presente”, che permetta a questo flusso di scorrere senza ostacoli. Quando il corpo diventa un canale libero, la nostra esperienza può finalmente radicarsi: questa stabilità fisica è ciò che genera la nostra sicurezza interiore. Proprio come un albero può crescere verso l’alto solo se le sue radici scendono in profondità, noi possiamo aprirci al mondo solo se siamo capaci di sentire il nostro corpo e abitarlo con consapevolezza.
Un invito all’ascolto
Nei miei percorsi, per riconnetterci a questa parte vitale, non lavoriamo su sforzi muscolari estremi, ma sulla costruzione di una nuova capacità di ascolto. L’obiettivo non è la forza, ma la flessibilità e l’integrazione tra le diverse parti di noi.
Ci concentriamo in particolare sulla sinergia respiratoria: osserviamo come il pavimento pelvico risponda naturalmente al ritmo del respiro, partecipando silenziosamente al nostro equilibrio interiore. Non si tratta di un allenamento, ma di un modo per imparare a riconoscere la differenza tra una tensione che ci chiude e una presenza che ci permette di sentirci vivi.
Quando impariamo a dare spazio a questa zona, la nostra sensibilità generale aumenta e ci permettiamo di sentire il corpo come una casa finalmente accogliente.
Coltivare la propria vitalità
Riscoprire il pavimento pelvico significa scegliere di prendersi cura di sé, andando oltre quella cultura che ci vuole scissi tra mente e corpo.
È un invito a riscoprire il piacere di sentirsi integri. Perché imparare a sintonizzare la logica con il sentire profondo è ciò che promuove un benessere reale: quello che ci permette di abitare il momento con tutto il nostro corpo e smettere, finalmente, di cercarci altrove.
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